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I Tredici Martedì di Sant'Antonio

Presso il Santuario antoniano "della Visione" a Camposampiero celebriamo i tradizionali 13 martedì in preparazione alla festa del Santo

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La Voce dei Santuari Antoniani

"La Voce dei Santuari Antoniani" è un semplice foglio mensile fronte-retro che si può trovare all'ingresso del Santuario della Visione,...

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Le proposte per il 2018-2019 della Casa di Spiritualità
Il santuario della visione
Il santuario del Noce

In sintesi


visione-pLa Chiesetta esistente, dedicata a S. Giovanni Battista, ove il Santo aveva pregato, celebrato l'eucarestia e predicato, fu completamente rinnovata e ampliata nel 1437 per opera del conte Gregorio Callegari di Camposampiero. Il nuovo e decoroso tempio fu meta di continui pellegrinaggi di devoti del Santo.
Ma nel 1769 il Senato veneto ordinava la soppressione di molti conventi, tra i quali anche quello di Camposampiero. Il complesso dei luoghi antoniani (chiesa, convento e campagna) ritornò ai vecchi discendenti della famiglia Camposampiero i quali non curarono la manutenzione della chiesa, che venne in gran parte demolita dal vandalismo francese nel 1798.
Dopo alterne vicende, il comune, divenuto proprietario nel 1854 degli oratori antoniani, ne curò la manutenzione. Il 17 ottobre 1895, richiamati dall'autorità e dal popolo, i Frati minori conventuali (i frati del Santo) fecero ritorno riprendendo possesso dei luoghi antoniani.
La presenza dei frati ridiede vita ai Santuari. Progettato un nuovo tempio, il 26 dicembre 1906 si pose la prima pietra dell'attuale santuario dì s. Giovanni Battista e Antonio o della Visione, di struttura imponente a tre navate, inaugurato nel 1909. L'abside è dominata dalla pala di Pietro Paietta che ritrae s. Antonio in estasi con Gesù bambino (1909).

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(per approfondire la visita di questo santuario scegli le pagine dal menu in alto)

Storia

 

visione
Sotto i piedi del Signore, vale a dire dopo l’incarnazione di Gesù Cristo,
apparve l'opera del Signore,
come di pietra di zaffiro e simile al cielo quando è sereno.
 (S. Antonio di Padova)

Il santuario di S. Giovanni Battista e Antonio o della Visione sorge sul luogo della primitiva chiesa di s. Giovanni, eretta in epoca antecedente al castello dei conti Tiso, come dimostra la sua collocazione al di fuori delle mura. Più tardi diventerà la cappella dei castellani.
Attorno ad essa si formò il convento che ospitò s. Antonio. Ma il secolo successivo, a seguito delle aspre lotte tra i Camposampiero e i Carraresi per il possesso del castello, i francescani lasciarono questo luogo.
La chiesa che sta per accoglierci non è dunque quella primitiva, che fu ricostruita insieme all’attiguo convento dal nobile Gregorio Callegari da Camposampiero negli anni 1426-31. Aveva una lunghezza di m. 45, con una navata centrale ampia affiancata da una minore.
Vi avevano sede, con altare e tomba, le confraternite di S. Antonio, del Nome di Gesù, dell’Immacolata e di s. Francesco. Gli altari erano dieci, alcuni provvisti di argenteria di pregio e di tele, purtroppo andate smarrite, di artisti quali Francesco Vecellio, Bartolomeo Montagna, Marcello Fogolino, il veneziano Antonio Boselli.
Saccheggiata e deteriorata in seguito alle soppressioni del 1767 ad opera della Repubblica di Venezia che impose ai frati l’abbandono, il complesso cadde in rovina e la chiesa venne pure in parte demolita nel 1798 dal vandalismo francese.
Dopo il passaggio dei diritti di proprietà alla famiglia Allegri, subentrata ai Camposampiero, e quindi al Comune di Camposampiero, che li acquisisce nel 1854, i frati si riappropriano di questi gloriosi luoghi antoniani e fanno ritorno a Camposampiero il 16 ottobre1895.
La Chiesa, oramai assai decadente e ritenuta troppo angusta, venne demolita per lasciar posto a un nuovo edificio di culto, di cui fu posta la prima pietra il 26 dicembre 1906 e celebrata l’inaugurazione il 13 giugno 1909. Ne ideò il progetto e diresse l’esecuzione dei lavori l’architetto Augusto Zardo. In essa è custodita la Cella nella quale il Santo di Padova ebbe la memoranda Apparizione di Gesù Bambino.
La Chiesa è a tre navate, con transetto, pilastri e soffitto a volta sono in forme neoromaniche e gotiche.
La lunetta soprastante il portale è abbellita da un mosaico raffigurante s. Antonio che abbraccia Gesù Bambino, opera della ditta Castaman di Murano.
Fa bella mostra di sé accanto alla Chiesa la possente mole del campanile (1932) ideato dall’architetto Antonio Beni.

Pianta del santuario


Pianta del santuario


PiantaVis
    1 - Cappella del Crocefisso
    2 - Cappella dell'Immacolata
    3 - Cappella di S. Giuseppe
    4 - Presbiterio
    5 - Cappella del Sacro Cuore
    6 - Sacrestia
    7 - Penitenzieria
    8 - Cappella invernale
    9 - Cella della Visione
  10 - Cappella di S. Antonio
  11 - Cappella di S. Francesco
  12 - Sacello di p. Girolamo Biasi
























 

Altari e Presbiterio


 La navata sinistra
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Appena entrati, ci si volga a sinistra. Sulla parete la statua di s. Massimiliano Kolbe in bronzo, opera dello scultore Carlo Ballyana (1983). Il martire di Auschwitz venne ai Santuari Antoniani il 24 gennaio 1930, in visita al compagno di studi e d’idealità spirituale nonché caro amico p. Girolamo Biasi (1897-1929). Insieme essi diedero vita al movimento mariano denominato “Milizia di Maria Immacolata”. Per questo l’idea che sottende la statua è di sollecitare il credente ad un incontro affettuoso con la Vergine, seguendo la spiritualità francescana.Crocif-p

Proseguendo, incontriamo l’altare del Crocifisso (1911). Nel mezzo del gruppo in marmo bianco di Carrara, emerge la figura di Gesù sulla croce, in basso a sinistra la Vergine Addolorata, in atteggiamento straziante; a destra s. Giovanni e ai piedi la Maddalena che abbracciata all’albero della croce vi si abbandona con grande trasporto. Esecutore della scultura è Francesco Sartor di Cavaso, nipote di  s. Pio X.Immac-p

Più oltre, s’innalza l’altare dell’Immacolata, di nobili forme, opera di Donazzan di Pove di Bassano. La statua della Madonna è della scuola Mayer, Monaco di Baviera. Interessante il bassorilievo rappresentante la proclamazione del dogma dell’Immacolata, avvenuta nel 1854.




Il presbiterio

Salendo il presbiterio, è ragguardevole il grande polittico "I miracoli e il volto santo di Gesù", donato al santuario nel 2012, che occupa tutta la parete sinistra. (Clicca qui per visualizzare le pagina dedicata). Gli altari laterali sono dedicati a s. Giuseppe e al Sacro Cuore di Gesù.
Presb-pA lato del tabernacolo vi sono le statue di s. Bonaventura e del Beato Bonaventura da Potenza. L’altar maggiore (1911) è lavoro del Cavallini di Pove di Bassano. Nel paliotto figurano quattro statue, rappresentanti i santi dell’Ordine francescano: s. Francesco, s. Giuseppe da Copertino, s. Ludovico vescovo e s. Elisabetta d’Ungheria.
Merita una sosta la tela esposta nell’abside, datata 1909, dipinta da Pietro Paietta (1845-1911): la visione di s. Antonio. L’uomo di Dio è rappresentato in un soffice alone di nubi; in ginocchio, le mani atteggiate a devota meraviglia, il bel viso giovane, la bocca semiaperta, i grandi occhi nell’incanto dell’estasi. Tra evanescenti figure d’angeli appare Gesù Bambino, che rivolge all’amico un cenno benedicente. Alla base, un’altra immagine d’infante, più corposa, come si addice a un ritratto: è Giovanni Battista (con-dedicatario dalla chiesa assieme ad Antonio); indossa una pelliccia, tiene in mano una piccola croce, cui si attorce un cartiglio, sul quale si leggono le parole: “Ecce Agnus Dei” (Ecco l’Agnello di Dio), riferite a Cristo. Accanto, il libro e il giglio, entrambi del Taumaturgo.
La grande tela è inserita nella cassa armonica dell’organo, appartenente alla pregiata e rinomata Fabbriceria patavina Domenico Malvestio (1935).
Sulla parete destra del presbiterio si trova un grande affresco del vecchio convento rappresentante s. Antonio in atto di predicare.

La navata destra

Scesi dal presbiterio ci si porta al luogo più rilevante del santuario: la Cella della Visione. Piccolo ambiente dalle pareti e soffitto in umili mattoni a vista (vedi scheda successiva).
altAnt-pTornando in chiesa, s’incontra l’altare di S. Antonio, del 1913, del Cavallini di Pove (Bassano) con la statua del Taumaturgo. Nel paliotto, di notevole interesse è la scultura in altorilievo rappresentante la morte del Santo. Questi giace moribondo disteso su un lettuccio e cavalletti, contorniato da confratelli oranti, affranti e piangenti. Da notare a compimento della scena, come in atto di uscire da una porta, una fanciulla scalza e una vecchia dai lineamenti paesani. La scultura è opera di Arturo Ferraroni.
altFR-pIl settimo è l’altare di s. Francesco e dei santi patroni dell’Ordine francescano secolare: s. Ludovico (Luigi) IX re di Francia, s. Elisabetta, margravia di Assia e Turingia. La struttura architettonica è di Donazzan da Pove di Bassano; le statue del fiorentino Aloisi.
In un piccolo cofano marmoreo ai piedi della statua di s. Francesco sono racchiuse le reliquie del beato Luca Belludi, compagno di s. Antonio portate nel Santuario della Visione nel 1938.
A seguire ecco il sacello del Servo di Dio p. Girolamo Biasi (cfr sotto).
Sulla parete di destra, appena entrati in Santuario, una lapide ricorda la figura di p. Antonio Bolognini (1868-1942), guardiano per molti anni del Convento, ideatore e promotore del Santuario della Visione e del Collegio Antoniano di Camposampiero, primo Provinciale della rinata Provincia Patavina di s. Antonio dai tempi del Santo.



Prima di uscire dalla chiesa merita uno sguardo la grande Crocifissione di pittore anonimo di età secentesca visibile sopra la bussola di ingresso.
Crocifissione

 

La cella della Visione

 
La cella della Visione

Nella sua breve permanenza a Camposampiero, s. Antonio dimorò in una cella del piccolo convento. Qui Antonio  trascorse molte ore in preghiera, scrutando la Parola di Dio e raccogliendosi in profonda contemplazione. Una tradizione degna di fede vuole che il Santo, mentre si trovata assorto in preghiera in questa cella, abbia avuto la grazia di vedere e accogliere fra le braccia il Bambino Gesù.
Cellatot-pIn questo romitorio, il venerdì 13 giugno 1231, poco dopo il mezzogiorno, frate Antonio colpito da improvviso collasso e sentendo vicina sorella morte, chiese e ottenne dai suoi frati di essere condotto a Padova. Da qui un carro trainato da buoi, secondo il biografo, trasportò il Santo fino all’Arcella dove, vittima di un secondo collasso, spirò fissando gli occhi al cielo ed esclamando: “Vedo il mio Signore”.
Per questo, dopo la sua morte i frati e gli abitanti del luogo vollero conservare questo luogo benedetto dalla presenza del Santo.
Nel corso degli anni la primitiva chiesa di S. Giovanni Battista e il vicino convento ebbero vari rifacimenti e ampliamenti, ma verso il luogo della Cella ci fu sempre grande venerazione e attenzione a custodirlo.
La costruzione, pur con qualche ritocco, tenne sempre quelle dimensioni di stile francescano, umile, povero ed essenziale.
Nel 1431 la nuova chiesa voluta dal Conte Gregorio V di Camposampiero si presentava dignitosa, così pure il convento strutturato in due piani e fornito di chiostri, uno dei quali confinava con la chiesa.
Volendo procedere a una nuova manutenzione, nel 1861 la chiesa venne in parte demolita e anche il chiostro; la Cella, rispettata nella sua parte essenziale, venne rivestita con stucchi di stile barocco per renderla più pulita e accogliente.
Costruendo l’attuale chiesa (1906), la Cella fu incorporata e trasformata in cappellina che i fedeli possono visitare per raccogliersi in preghiera.
Nel 1924, su progetto dell’arch. Ladini di Padova si volle riportare questo sacro luogo in una forma più originale, togliendo gli stucchi e lasciando i mattoni a vista.
Un nuovo e più completo restauro ebbe luogo nel 1995; la Cella ha ripreso anche nella parte inferiore un’impronta più medioevale. La rimozione degli intonaci ha fatto emergere nelle pareti degli archi che sembrano indicare un legame con il vecchio convento e chiostro. Durante i lavori di ristrutturazione e riparazione infatti sono venuti alla luce alcuni resti di fondamenta della chiesetta primitiva adiacente alla Cella del Santo e risalente alla fine dello scorso millennio. E’ ciò che si può vedere ora attraverso il vetro posto sul pavimento.
CellaSup-pOggi, la Cella della Visione si presenta ai devoti e ai pellegrini in tutta la sua sobrietà e semplicità francescana.
A destra una finestrella e al centro sta la tavola di Andrea Vivarini da Murano (1486) che ritrae la figura intera di s. Antonio con i simboli consueti del giglio e del libro, lo sguardo affettuoso e rassicurante. Secondo la tradizione si tratterebbe della rozza tavola di pioppo che serviva da giaciglio al Santo durante la sua permanenza nel convento di Camposampiero. Essa è difesa da una grande cornice con cristallo per impedire l’indiscreta devozione dei fedeli che, in passato, asportarono molti frammenti di questa “reliquia antoniana”. E’ costante tradizione che il Santo, riposando sopra di essa, vi abbia lasciata impressa la propria effigie, ripresa dal pittore Andrea da Murano al principio del XVI secolo
A lato un mattone del 1600, modestissimo ex voto rinvenuto nella cella del Santo, su cui sta inciso: “Nicolò per amor di grazia”.
Nella parte inferiore, nella parete di fondo, una nicchia per l’esposizione delle reliquie del Santo.
Sul pavimento attraverso un vetro si può osservare parte dell’antico pavimento del 1700 e più in profondità, alcuni mattoni delle fondamenta dell’antica Cella.
 

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