La Voce dei Santuari Antoniani

"La Voce dei Santuari Antoniani" è un semplice foglio mensile fronte-retro che si può trovare all'ingresso del Santuario della Visione,...

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Il sacello di p. Girolamo Biasi

 
Il sacello di p. Girolamo Biasi

In fondo alla navata destra, dopo l’altare di s. Francesco, si trova il sacello del Servo di Dio p. Girolamo Biasi. L’urna con i suoi resti mortali è stata traslata qui, dalla nicchia accanto alla statua di s. Massimiliano Kolbe dove si trovava, il 9 aprile 2005.
GirolamoB-pSi è subito colpiti dal grande Tau in legno posto all’ingresso. Il Tau è l’ultima lettera dell’alfabeto ebraico. Esso viene adoperato con valore simbolico fin dall’Antico Testamento, per indicare la salvezza e l’amore di Dio per gli uomini. Ne parla il profeta Ezechiele che vede l’angelo mandato da Do a imprimere sulla fronte dei servi di Dio questo segno di salvezza (cfr Ez 9, 4). Il Tau è segno di redenzione e fu adottato da s. Francesco per la somiglianza che ha con la croce di Cristo. Questo richiamo alla vita di sequela di Gesù povero e crocifisso ben si addice alla breve vita di p. Girolamo, fedele seguace di s. Francesco e s. Antonio.
p. Girolamo era nato a Sfruz, in provincia di Trento il 7 dicembre 1897. Entrò nel collegio dei frati minori conventuali a Camposampiero e fu compagno di studi a Roma con padre Kolbe. Egli fu uno dei sette giovani frati che, con s. Massimiliano Kolbe, la sera del 16 ottobre 1917 fondò la Milizia dell’Immacolata, l’Associazione religiosa con cui voleva affidare il mondo a Maria.
Desiderava ardentemente essere sacerdote per dilatare il Regno di Dio, ma il Signore voleva altro: dovette interrompere gli studi e tornare a Camposampiero malato di tubercolosi. Riuscì comunque ad essere ordinato sacerdote il 16 luglio 1922. Poche settimane di vita sacerdotale, poi l’inizio del calvario.
Come frumento macinato dalla sofferenza, divenne pane vivo per la fame del mondo. Sacerdote costretto all’immobilità, visse il suo ministero mettendo la sua vita nelle mani del grande Sacerdote, chiedendogli di poter essere anche lui vittima immolata per la vita dei fratelli.
Sette anni da un ospedale all’altro, riuscì a seminare serenità e letizia a chi lo accostava.
Morì nell’ospedale di Camposampiero il 20 giugno 1929, sorridendo fino all’ultimo. S. Massimiliano Kolbe, prima di partire per il Giappone fece visita alla sua tomba.
L’interno del sacello è impreziosito da un ampio altorilievo in terracotta scolpito da Romeo Sandrin. La scena vede al centro la Vergine Santissima che accoglie tra le sue braccia dolci e materne il p. Girolamo morente, dal volto radioso e sorridente. Tutto è avvolto nel vortice dello Spirito Santo, che ha animato la breve vita religiosa e sacerdotale di p. Girolamo.
Nella scultura, sul lato sinistro, è rappresentata tra larici e pini la chiesa di Sfruz, paese natio di p. Girolamo, con sullo sfondo i monti della Val di Non, in Trentino. Sul lato destro è scolpita la maestosa Chiesa della Madonna del Carmine di Padova dove p. Girolamo è stato ordinato sacerdote nel 1922 e, in primo piano sempre sulla destra, la facciata del vecchio ospedale di Camposampiero e del Santuario del Noce. Sono i luoghi più significativi di una vita interamente consacrata a Cristo e ai fratelli.
Sull’urna dove giace p. Girolamo arde una lampada formata da due mani piene di nigritella, il fiore di montagna, tipico dell’amata Val di Non.
Per un approfondimento sulla figura di p. Girolamo Biasi clicca qui.
 

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