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9 - Il figliol prodigo


09-PadreMisericordioso-300La familiarità con questa parabola ci fa visualizzare l’episodio immaginando un giovane stanco del vagare invano, sporco e sudicio invece l’autrice di quest’opera ha deciso di focalizzare l’attenzione sulla veste blu. Il colore blu che da secoli simbolizza la regalità, tanto che veniva adottato dai grandi maestri per campire il manto della Vergine.
Il panneggio della veste che dalla quantità di pieghe determina quanto sia avvolgente come un coperta concorre a mettere in evidenza la necessità di protezione paterna del giovane. Le due figure sono strette in un’abbraccio consolatorio che si concentra sull’area di destra quasi a sottolineare l’intimità dell’atto. Si coglie l’abbraccio reciproco dove il figlio è aggrappato al padre e quest’ultimo lo custodisce come avesse un’ala protettrice (Sal 91 vv.1-2) . L’autrice infine gioca sulla mimica dei volti: il giovane ha la fronte corrugata fa trasparire l’amore provato e finalmente libero di sentirsi a casa, mentre il padre ha un’espressione rasserenata per quel figlio ritrovato.
   Emanuele Longato


Marta Maineri

Marta Maineri nasce a Buenos Aires nel 1950 e nel 1969 si tuffa nel mondo dell’arte con la scuola di Santa Ana di Buenos Aires. I suoi maestri sono Carlos Coroto, Aurelio Macchi, Torrallardona e anche Omero Capezzoli Emanueli.  Ha insegnato dal 1972 fino al 1999 educazione artistica, sia medie e superiori a Buenos Aires, Madrid e anche in Italia, a Trieste. Interessata alla fotografia è fotografa professionale artistica della Galleria Rubbes e di alcune riviste come Philips Company. Ha conseguito il Profesorado II nella scuola superiore de Artes Visuales di Antonio Berni, sempre a Buenos Aires. In questa città ha lasciato sulle pareti molti murales, di dimensioni ampie e ha esposto in gallerie di tutto il mondo, oltre a Buenos Aires a Madrid, Monaco, Firenze, Milano e Odense. Le sue opere sono anche in ambienti sacri come la chiesa di Lainate a Milano in onore del card. Carlo Maria Martini. Nel 2005-2006 ha portato la sua mostra dal tema “Eucarestia” in sette chiese della Lombardia. Fa parte dell’Associazione “Il Bagaglio”, gruppo di artisti cattolici che si impegnano nell’Arte Liturgica della Chiesa.

Lc 15,11-32
Disse ancora: «Un uomo aveva due figli. Il più giovane dei due disse al padre: «Padre, dammi la parte di patrimonio che mi spetta». Ed egli divise tra loro le sue sostanze. Pochi giorni dopo, il figlio più giovane, raccolte tutte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò il suo patrimonio vivendo in modo dissoluto. Quando ebbe speso tutto, sopraggiunse in quel paese una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. Allora andò a mettersi al servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei suoi campi a pascolare i porci. Avrebbe voluto saziarsi con le carrube di cui si nutrivano i porci; ma nessuno gli dava nulla. Allora ritornò in sé e disse: «Quanti salariati di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi salariati». Si alzò e tornò da suo padre.
Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. Il figlio gli disse: «Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio». Ma il padre disse ai servi: «Presto, portate qui il vestito più bello e fateglielo indossare, mettetegli l'anello al dito e i sandali ai piedi. Prendete il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato». E cominciarono a far festa.
Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; chiamò uno dei servi e gli domandò che cosa fosse tutto questo. Quello gli rispose: «Tuo fratello è qui e tuo padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo». Egli si indignò, e non voleva entrare. Suo padre allora uscì a supplicarlo. Ma egli rispose a suo padre: «Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai disobbedito a un tuo comando, e tu non mi hai mai dato un capretto per far festa con i miei amici. Ma ora che è tornato questo tuo figlio, il quale ha divorato le tue sostanze con le prostitute, per lui hai ammazzato il vitello grasso». Gli rispose il padre: «Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato».


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