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Il sentiero di Antonio "Vangelo e carità"


“I sentieri della rettitudine sono la povertà e l’obbedienza,
e per essi Cristo, povero e obbediente, ti guida con il suo esempio.
In essi non c’è alcuna tortuosità, ma tutto è diritto e chiaro.
E colui che corre dietro a Gesù in questi sentieri
non trova l’inciampo della ricchezza e della propria volontà” 
(s. Antonio di Padova)
titolo-p
Il sentiero Antonio “Vangelo e carità” è un percorso di duecento metri parallelo al viale che conduce al Santuario del Noce. Composto da sei gruppi bronzei, opera dello scultore Romeo Sandrin, è stato progettato e realizzato in occasione del grande Giubileo del 2000.
Nel nostro cammino terreno questo percorso vuol offrire un’occasione di meditazione e di preghiera che percorra la via di Gesù, che è stata anche la via di Antonio. Esso si snoda attraverso sei momenti significativi della parola e dell’opera di Gesù e del suo discepolo s. Antonio.

“La visione”
1-visione-pL’opera giace su una base triangolare, simbolo della Trinità, di color giallo, quale espressione di gioia e di luce per la venuta del Figlio di Dio tra noi. Centrale nella scultura, come ricorda il Santo in un suo sermone, è la “Casa del pane” (Bethelem),  cioè la struttura abitativa essenziale formata da una muratura e da un tetto costituito da un fascio di spighe, che rimanda alla tradizione dei casolari veneti. La colomba, che richiama lo Spirito Santo, e le spighe, che richiamano l’Eucarestia, dicono al contempo la quotidianità dell’evento dell’Incarnazione e la sua profondità teologica. Maria, umile donna di Nazareth consegna Gesù bambino a s. Antonio mentre, da una finestra laterale un uomo spia la scena. Secondo i biografi fu il conte Tiso che ospitava il Santo a Camposampiero ad essere il testimone oculare della santa Visione.

“Il perdono”
2-perdono-pL’opera poggia su una base rettangolare di colore rosso che indica l’amore quale realtà fondamentale della vita umana e cristiana. Le figure di Cristo, s. Antonio, la Maddalena e il povero rimandano al tema del perdono e della riconciliazione, oggetto della scultura. La Maddalena piangente, simbolo della riconciliazione è ai piedi di Gesù. Antonio, che ha dedicato tempo ed energie alla confessione sacramentale e alla difesa dei più deboli, conduce a Lui un povero, il quale in segno di riconciliazione con Dio pone la sua mano nella manica di Gesù, segno dell’avvenuta accettazione del perdono da parte sua. A sua volta Gesù appoggia una mano sul petto di s. Antonio riconoscendolo quale apostolo e ministro del perdono.

“L’eucarestia (Lavanda dei piedi)”
3-eucaristia-pLa scultura è collocata su una base circolare, figura della perfezione. Il colore verde è simbolo di speranza che nasce dall’incontro con Cristo eucaristia. L’opera è composta dalle figure di Cristo, dell’apostolo Pietro e di s. Antonio. Il manto di Gesù avvolge tutti gli elementi, diventando insieme bacile per la lavanda e mensa del sacrificio eucaristico e dando unitarietà alla composizione: tutto parte dal Cristo e a Lui ritorna. Gesù lava i piedi a Pietro, il quale esprime stupore e incomprensione davanti la gesto di servizio del Maestro accettandolo come opera della Grazia. Sullo sfondo sta il Santo, il cui saio si congiunge al manto di Cristo esprimendo il valore di una vita di un ministero sacerdotale ad immagine di Cristo Servo.

“La preghiera”
4-preghiera-pL’opera giace su una base quadrata ad indicare il mondo intero nei punti cardinali e nei suoi elementi costitutivi: terra, acqua, aria e fuoco. Il colore grigio indica la tragicità di un momento, quello della preghiera al Padre di Cristo nel Gestemani. Il suo sudore divenne come gocce di sangue lasciando trasparire la sofferenza e il dramma di una vita votata alla croce. Il Santo è partecipe della stessa vocazione al dono d’amore del Figlio. Sullo sfondo sorgono due alberi: un ulivo e un noce. L’uno ad indicare l’Orto degli ulivi e il sacrificio di Cristo; l’altro il luogo a Camposampiero dove s. Antonio ha consumato gli ultimi giorni di una vita consacrata a Dio e ai fratelli. Tra le fronde dei due alberi si intravede il Crocifisso, simbolo di vita e di speranza.

“Il transito di s. Antonio”
5-transito-pLa scultura poggia su una base ottagonale a simboleggiare il settimo giorno della Risurrezione ed è di colore giallo espressione di luce e di vita. Il Santo è adagiato su una croce che fa da letto ad indicare il senso della vita del Santo unita al sacrificio di Cristo. Il suo volto esprime la duplice dimensione della vita umana: la sofferenza e il dolore e insieme la grande gioia di chi sa che la nostra vita in Cristo non è morta ma trasformata. Le mani del Santo indicano l’una, appoggiata rigida al corpo morente, la sofferenza e la fissità della morte, l’altra, che tiene un lembo del sudario di Cristo glorioso che si erge dalla tomba, la speranza e la gioia. Un frate assiste s. Antonio moribondo evocando il momento estremo della sua vita in cui egli ha esclamato: “Vedo il mio Signore”.

“I carismi (I doni dello Spirito Santo)”
6-carismi-pL’opera poggia su una base dodecagonale simbolo dei dodici apostoli ed è di colore rosso fuoco per dire l’amore dono dello Spirito Santo. Con questa scultura si è voluto esprimere l’azione dello Spirito nei suoi vari simboli biblici. La colomba, immagine dello Spirito, irrompe dall’alto agitando il vento che anima e dona vita ed energia ad ogni cosa. Il vento alimenta il fuoco, simbolo di calore e di luce che illumina il Vangelo e ogni credente. La mano del Padre sostiene il libro, mentre l’acqua della vita scaturisce dalla roccia. Nelle pagine del Vangelo sono scolpite le figure francescane che caratterizzano e testimoniano della santità di questo luogo: s. Francesco e s. Chiara, s. Antonio e il suo fedele compagno Luca Belludi; s. Massimiliano Kolbe e fra Girolamo Biasi, in corso di canonizzazione.
Il “sentiero antoniano” è un’ulteriore testimonianza di devozione e riconoscenza delle anime semplici nei confronti del Santo che tutti ascolta e aiuta. Un’opera che vuol parlarci di Cristo attraverso l’insegnamento del Santo secondo l’intuizione di Pio XI: “per Antonium ad Jesum”. 

Lo scultore Romeo Sandrin
Lo scultore Romeo Sandrin, un artista di Fratte di Santa Giustina in Colle, discepolo di Viani all' Accademia di Belle Arti di Venezia, è un artista «figurativo» che modella seguendo tecniche di evidente derivazione classica. 
AutoreLe sue creazioni, ammirate in varie parti d’Italia, hanno trovato soprattutto in Veneto una folta committenza e ampi riconoscimenti. Nei sei gruppi bronzei del Sentiero “Antonio Vangelo e Carità” egli ha voluto esprimere il grande messaggio di Cristo attraverso la predicazione e la vita del Santo. 
I bozzetti delle varie statue si possono vedere nella Sala Mostra del Santuario della Visione e mostrano come lo scultore abbia modellato a più riprese e con estrema cura dei particolari ogni sua opera. Egli non ha esitato a prendere in esame varie idee e soluzioni attorno ad ogni gruppo bronzeo, facendo e rifacendo quanto andava producendo. Ha cercato di rendere ogni scultura sempre più espressiva e significativa volendo così esser sicuro che, quanto ideato, gli avrebbe dato una sensazione di purezza e di profonda spiritualità. La via seguita è stata quella di una forma plastica estremamente figurativa e facilmente fruibile.
Per quanto concerne il suo personale modulo stilistico colpisce in particolare la profonda umanità dei vari personaggi i quali, anche quando vivono situazioni drammatiche, lasciano trasparire sempre un tratto rasserenante e armonico. Nei volti, nei corpi, negli atteggiamenti appare tutta l’aderenza alla realtà della gente veneta e, al contempo, il riflesso di un Incontro che, quando avviene, trasfigura e accende di novità ogni esistenza umana. 
Tutte le opere sono state modellate con la creta e fuse in bronzo, o con l' antica tecnica a cera appresa presso la fonderia artistica Guastini di Gambellara, Vicenza.

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